Attila – About That Life

Attila, About That Life, 2013Artista: Attila
Album: About That Life
Genere: Deathcore
Anno: 2013
Etichetta: Artery

About That Life è il quinto album della metal band americana Attila. Il quintetto di Atlanta propone un deathcore con pesanti influenze rapcore. Siamo chiari: questo disco è stato stroncato ogni dove, qualsiasi sito metal l’ha messo alla gogna. In effetti, dopo averlo sentito, come posso non dar loro ragione?

About That Life si presenta molto piatto, poco incisivo ed affatto variegato. Niente da dire sulla produzione, una delle più potenti che abbia mai sentito, ma che certamente non ha giovato più di molto sull’effetto finale. Ogni pezzo è uguale a causa di una sezione ritmica tanto potente quanto disarmante per la poca capacità di rinnovarsi: la cassa della batteria (triggerata) scandisce sempre il ritmo con le chitarrone che l’accompagnano. Ogni colpo di cassa s’imprime nella testa dell’ascoltatore come un pugno d’acciaio: è proprio qua il problema, perché dopo ben 14 canzoni fatte tutte con lo stesso stampo, beh, le palle cominciano a girare. Oltre alla noia viene anche da chiedersi come possano gli Attila ad aver scritto così tanti pezzi senza la minima variazione nello songwriting. Il rap del cantato potrebbe essere novità se venisse incluso in un solo pezzo, massimo due. Quando è pressoché sempre presente stufa. Il metal non dovrebbe essere così contaminato col rap, perché chiaramente generi troppo inconciliabili (almeno questo è quanto uno detrae dopo aver ascoltato questo album).

Altro tasto dolente sono le lyrics: oltre a fuck e shit voi avete ascoltato altre parole?? Le linee vocali, che di per sé potrebbero salvarsi (si va da un growl gutturale, ad un feroce scream passando per un’insalvabile rap e clean vocals abbastanza mediocri), scadono bruttamente con testi quanto mai ridicoli: sono le solfe distruggi tutto/spacca tutto quello che puoi perché tu sei incazzato nero. Le solite cose insomma. Che poi mi piacerebbe vedere se gli Attila spaccano davvero tutto dove passano, come faceva invece il personaggio da cui hanno preso in prestito il loro moniker.

I lati negativi, come potete vedere, sono tanti, troppi. Su un collettivo di 14 canzoni solo un paio possono salvarsi. La prima canzone, Middle Fingers Up, che fa iniziare l’album a suon di cantato rap, aggredisce bene e si salva perché è solamente la prima di una lunga serie di canzoni tutte uguali. Fosse capitata già al terzo posto difficilmente si sarebbe messa in salvo dalle critiche che ho mosso poc’anzi. La title-track, la sesta About That Life, è un’altra che può salvarsi solo perché leggermente migliore, più qualitativamente valida. Miglior brano è l’ottava Break Shit, di cui è stato girato un video con delle stangone siliconate che ballano in modo sexy. Capita di pensare che forse il brano è bello solo perché ci sono le suddette ballerine ed allora la cosa si fa davvero grave per una canzone… Resta il fatto che in questa canzone compare uno dei rari assoli presenti sull’album. Niente che faccia urlare al miracolo, ma comunque è il brano più valido del lotto. Ultima canzone da menzionare è Callout, dedicata a quegli stupidi dei Battisti di Westboro, con cui gli Attila hanno un conto aperto. Vi rimando qui per la vicenda.

In sostanza quest’album è parecchio scarso. Non mi ricordo niente se non il video di Break Shit. Un motivo ci sarà se ti ricordi solo un video di un intero album, mentre la musica..boh. Quella chi se la ricorda?

Sconsigliato.

Tracklist:

  1. Middle Fingers Up – 2:37
  2. Hellraiser – 2:55
  3. Rageaholics – 3:00
  4. Backtalk – 3:03
  5. Leave a Message… – 0:46
  6. About That Life – 3:05
  7. Thug Life – 2:47
  8. Break Shit – 2:58
  9. Gimmick & Lie$ – 1:08
  10. Callout – 2:29
  11. Unforgivable – 3:21
  12. Shots for the Boys – 2:41
  13. Party With the Devil – 3:19
  14. The New Kings – 3:19

Line-up:

Chris “Fronz” Fronzak – vocals
Chris Linck – guitars
Nate Salameh – guitars
Sean Heenan – drums
Kalan Blehm – bass guitar and backing vocals

Voto:

1-stella-e-mezza

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Importanti news

Cari lettori del mio blog,

Non siete molti, ma non per questo non vi meritate il mio rispetto. Come potete vedere è da molto (da luglio per la precisione) che non ho più aggiornato il mio blog. Diciamo che l’esperimento delle news non mi ha entusiasmato molto, dato che mi ha fatto semplicemente ragionare così: se uno vuole cercarsi delle news metal ha solo da andare sui siti di competenza e lì ne troverà a bizzeffe. Purtroppo questo è un blog personale e – vuoi per un motivo, vuoi per un altro – non mi rimane molto tempo per curarlo. Mi ero reso conto che, di certo,  il mio blog mai sarebbe stato la fonte principale di notizie per il lettore, anche se, mi auguro,  possa avervi sorpreso con le recensioni. 🙂

Più e più volte ho pensato di chiudere At the Heart of Metal per sempre, ma mi spiaceva anche perché è proprio da questa attività che sono giunto dove sono ora. Desideravo infatti informarvi che da qualche tempo ho iniziato a scrivere su Rock & Metal in my Blood, bellissimo sito in cui mi sono trovato subito come in famiglia. Lì ho trovato altri ragazzi che, come me, condividevano la mia stessa passione viscerale per il rock duro.

Chi mi conosce sa quanto sia “morbosamente” affetto dal metal: magari non sarò un assiduo frequentatore dei live italici, tuttavia penso (nel mio piccolo, e voglio essere assolutamente onesto) di essere arrivato ad un punto in cui possa dire la mia sul metal, in modo critico e non solamente come “quattro chiacchiere fra amici”.
Il bello è che non si smette mai di imparare, ed in sole due settimane che scrivo per Rock & Metal ho imparato più cose sulle recensioni che prima quando ero da solo in questo blog. Questa svolta alla mia carriera di recensore – e lo dico con un sorriso questo termine – non può che giovare alla mia esperienza.

Tuttavia, state tranquilli: ho il piacere di comunicarvi l’intenzione di continuare anche sul mio blog. Chissà magari mi inventerò qualcosa di nuovo, magari continuerò a scrivere solo recensioni… Il tutto, ovviamente, tempo permettendo, perché gli impegni sono davvero tanti.

Non mi dimentico che questo blog è nato come valvola di sfogo e tentativo fuga dalla realtà. Realtà che per me non era affatto bella, era problematica, ma che comunque ora, con tanto impegno e sacrificio, sono riuscito a sanare. Mai ringrazierò abbastanza chi mi è stato vicino, perché senza loro probabilmente non sarei nemmeno qui a scrivere queste parole, che sanno tanto di addio, ma invece non lo sono. Anzi, sono solamente una precisazione, perché mi rendo conto che l’inattività di At the Heart of Metal si era protratta fin troppo oltre, e quindi innanzitutto mi scuso con voi, vecchi lettori del mio blog, così come con quelli più recenti del servizio Paperblog.

Non mi resta che salutare tutti quanti voi, che mi avete sempre seguito, ed augurarvi che a prescindere o no dall’attività di At the Heart of Metal, possiate sempre seguire le strade del nostro amatissimo HEAVY METAL!!!!!!! \m/ O \m/

Sinceramente

Giacomo

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News del 22/7/2013 sul film dei Metallica, Burzum, Slayer e altri

Lo scorso 19 Luglio i Metallica sono stati ospiti del Comic-Con a San Diego, California. Hetfield e soci sono intervenuti per presentare il loro film, Through the Never, diretto dal regista Nimród Antal. Nel padiglione H erano anche presenti il protagonista Dane DeHaan ed il produttore Charlotte Huggins. E’ stato evidenziato come il film verrà realizzato nel formato IMAX 3D e che sarà nelle sale a stelle e strisce, solo nei cinematografi selezionati, a partire dal 27 settembre. Il film parla di un membro della crew dei Metallica, perennemente on the road. Tuttavia un giorno la sua vita verrà cambiata completamente… DeHaan ha detto la sua a riguardo “è un come un concerto in 3D, ma c’è anche un’importante parte narrativa”. Ulrich ha invece dichiarato “Per farlo ci siamo ispirati al film dei Zeppelin del ’76, The Song Remains the Same. Quattro erano loro, quattro siamo noi. Il film racchiude gran parte del materiale offstage, non fruibile attraverso i concerti”. L’astuto membro dei ‘Tallica, sempre accorto al business in casa sua, insomma garantisce per l’esclusività del prodotto. Curiosi, ci accingiamo ad assistere anche noi alla proiezione non appena disponibile. Ma siamo sicuri che non sia solo un dietro le scene? Perché i Manowar hanno realizzato DVD già a partire dal ’96 con materiale “non fruibile direttamente dai concerti”… Staremo a vedere.

Gli Iron Maiden si classificano al primo posto della classifica dei tour di Billboard. Ecco i dati: 19 milioni di sterline in ticket venduti, 14 date finora tenute in 13 città in Europa. 259,298 sono i fans che finora hanno assistito agli show della leggendaria band inglese.

Notizie nuove sul caso Vikernes. FranceTV ha rivelato che la causa dell’arresto è stata la “potenziale pericolosità” di Vikernes, in quanto “vicino al neonazismo” e “capace di architettare un attentato di grandi dimensioni”. Il ministro Valls ha anche dichiarato che Vikernes “non aveva comunque un bersaglio specifico”. Il leader della one-man-band Burzum sarebbe stato dunque fermato con scopo preventivo. I sospetti si sono focalizzati su di lui anche perché farebbe parte dei destinatari del manifesto di Anders Behring Breivik, l’autore del massacro di Utoya di luglio 2011. C’è da dire che però Vikernes aveva già preso le distanze dai contenuti della missiva di Breivik.
Passata la bufera, però, sia Vikernes che la moglie sono stati rilasciati dal momento che in Francia, dopo essere accusati per terrorismo, si può essere trattenuti solamente per 96 ore massimo, dopo di che, se non ci sono carichi a proprio sfavore, si può essere rilasciati.

“Black Metal: Evolution Of The Cult”  è il libro di 600 pagine che parla del movimento Black Metal fin dalle sue origini. L’autore, Dayal Patterson, ha svolto un immenso lavoro, andando ad intervistare dozzine di band (correlate o meno). Tra di esse ricordiamo: Bathory, Behemoth, Burzum, Celtic Frost, Cradle of Filth, Darkthrone, Destruction, Dimmu Borgir, Dissection, Emperor, Enslaved, Gorgoroth, Hellhammer, Kreator, Marduk, Mayhem, Mercyful Fate, Rotting Christ, Samael, Satyricon, Shining, Slayer, Sodom, Venom, Watain. Insomma un cast eccezionale!

La Magnum Opum Orchestra, accompagnata dalla band Metalforce 1, si prepara per intraprendere il Christmas Metal Symphony European Tour. Tra gli ospiti, a questo momento sono confermati: Joey Belladonna (Anthrax), Chuck Billy (Testament), Joacim Cans (Hammerfall), Udo Dirkschneider (UDO, ex-Accept), Floor Jansen (Nightwish, Revamp, After Forever), Michael Kiske (Unisonic, ex-Halloween). Il tour partirà in dicembre 2013 e toccherà Svezia, Germania, Repubblica Ceca per poi chiudere il 22/12 a Milano.

Captive Bolt Pistol è il nuovo brano dei Carcass messo in streaming online, ascoltabile su youtube e scaricabile da questo widget, inserendo prima la mail. Il brano è estratto da Surgical Steel, il loro nuovo album in uscita il prossimo settembre.

Gli Skid Row hanno rilasciato un nuovo EP intitolato United World Rebellion – Chapter One. Disponibile dal 24 maggio, la versione europea dell’EP (disponibile per conto della UDR Music) contiene due bonus track: Fire Fire degli Ezo e United dei Judas Priest. Particolarmente azzeccato l’anthemico brano dei Priest. 

Simpatica iniziativa quella di cui sto per parlare. Meshuggah, Dark Tranquillity, The Resistance, Asta Kask, Facebreaker, Seventribe e Bombus sono stati inseriti in un insolito bill: la crociera metal Close-Up Båten, fissata per il 13 ed il 14 settembre, con partenza da Stoccolma.

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Metallica – “Kill’em All”

1kemArtista: Metallica
Album: Kill’em All
Genere: Thrash Metal, Speed Metal
Etichetta: Megaforce, Elektra
Anno: 1983

Il debutto dei Metallica è stato qualcosa di così importante che nel mondo del metal pochi altri fatti possono essere considerati tali. I Metallica, assieme nella sacra alleanza con Slayer, Anthrax e Megadeth (i cosiddetti Big Four of Thrash Metal), costituiranno le basi del thrash metal, ovvero quell’estremizzazione dello speed metal (che già a sua volta accelerava i tempi del classic metal) da cui scaturirà, anni dopo, il death metal (con tutte le sue correnti conseguenti). Riff più taglienti, pattern di batteria più veloci, voce più aggressiva e timbricamente differente dagli stilemi del classic, sono alcuni dei nuovi punti su cui il thrash metal sembra insistere.

Kill’em All di certo non si presenta con una grandissima produzione, infatti la batteria non si sente alla grande (vengono penalizzati sia cassa che tom), ma a far guadagnare punti sono i chitarroni di Hetfield e Hammett: mai si erano sentite chitarre così compresse e potenti.

Bando alle ciance e passiamo subito alla strepitosa opener, nonché uno dei migliori brani a mio modo di vedere dei Metallica: Hit the Lights. I ‘Tallica si presentano così, dopo un assordante casino iniziale: le chitarre definiscono dei riff che entreranno poi gloriosamente nella storia del metal tutto. Sono proprio i Metallica, con questi riff chitarristici accompagnati da stacchi concordi di basso e batteria, a dettare legge nel campo del metal più pesante. La canzone è devastante, veloce come mai prima, la voce è stridula, il basso è roboante, mentre la batteria di Ulrich sapeva ancora cosa volesse dire suonare thrash metal. Assoli di chitarra si ripetono continuamente, anche se brevi e fulminei, mentre la ritmica di basso (forse fin troppo sottovalutato nei Metallica) è sempre presente e permette agli altri strumenti di strutturare la melodia su di ben salde fondamenta. Non ci siamo ancora ripresi dall’assalto all’arma bianca della prima traccia che già irrompe The Four Horsemen, una delle loro canzoni migliori, assolutamente imperdibile. Dopo la già citata formula vincente riff+stacchi, i Metallica vincono al lotto con un verso a dir poco strepitoso (stupendo davvero, con un bridge ed un ritornello da capogiro, tutto cavalcato) cui segue un riffone della madonna della solita chitarra, così elettrica fino al punto di far accapponare la pelle. Quello che inizia a sentirsi al minuto 2:04 è il metallo fatto canzone. La parte centrale è variegatissima, molto ben strutturata, dinamica e mai ripetitiva. Riff su riff, la canzone prosegue sino ad arrivare ad un solo di chitarra prima lento, e poi un altro sparatissimo che segnerà la fine di questa opera magnifica. Il terzo brano è Motorbreath, che riprende la scia dirompente dell’opener. I livelli, manco a dirlo, sono altissimi. La canzone è direttissima, sparata, con assoli al fulmicotone. Serbo bellissimi ricordi ogni volta che l’ascolto. Il quarto brano è Jump in the Fire, che si apre con un riff allegro e che fa presa fin da subito. Intelligenti i Metallica a riproporlo pressoché all’infinito. E’ il momento di (Anesthesia) – Pulling Teeth, l’unico assolo di basso lasciatoci su disco dal compianto Cliff Burton. Il sesto brano è Whiplash e qua si ritorna al thrash più grezzo, sul modello di The Four Horsemen. I versi sono giustamente più cazzuti, ma non mancano comunque le idee. I Metallica scrivono infatti tantissimi riff, per di più azzeccati e che ben si amalgamano tra di loro. Anche gli assoli di Hammett, per la verità tutti abbastanza simili su questo album (quello lento di The Four Horsemen è un eccezione), sono comunque bellissimi e taglienti come rasoi. Il settimo brano è Phantom Lord che innesca una marcia in più, che ti impedisce di rimanere fermo. In questa canzone troviamo anche un gradevole intermezzo semi acustico, che spezza il ritmo forsennato a cui ci aveva abituato. No Remorse, ottavo brano, è un’altra fucina di riff mozzafiato. Purtroppo questi brani centrali verranno un po’ oscurati dal capolavoro che si cela al nono posto, ma comunque occorre ascoltarli bene. Certe soluzioni, come lo stop & go ed il bridge di No Remorse sono da antologia. Il penultimo brano è il già anticipato pezzo da 90, Seek & Destroy. Dilungarsi su questa canzone sarebbe stupido. Ognuno di noi la conosce, ognuno di noi l’ha suonata/cantata. Dire che l’ascoltavano i Marines nella Prima Guerra del Golfo è cosa risaputa. Dire che è stupendamente fantastica, è cosa risaputa. Di questa canzone si sa già tutto. A voi l’ascolto, dunque. Chiude questo strepitoso platter Metal Militia, ovvero il tentativo dei Metallica di ricreare un potente anthem per quel neonato movimento che si andava costituendo. L’intento è riuscito, il brano è quanto mai potente, con una struttura semplice, ma che alterna veramente bene le parti musicali.

Insomma.. Che dire? Qua siamo di fronte ad un pezzo di storia del Metal in genere. Le basi appena poggiate dai Metallica con quest’album serviranno poi per riprendere il discorso (ma anche di elaborarlo e sgrezzarlo ulteriormente) col successivo Ride the Lightning, seconda parte di un trittico che sfocerà in Master of Puppets, a tutti gli effetti il loro miglior album.

Dire che è consigliato è sbagliato: è stra-consigliato. Quindi buon ascolto a tutti!!

Tracklist:

  1. Hit the Lights – 4:17
  2. The Four Horsemen – 7:13
  3. Motorbreath – 3:08
  4. Jump in the Fire – 4:41
  5. (Anesthesia) – Pulling Teeth – 4:14
  6. Whiplash – 4:09
  7. Phantom Lord – 5:01
  8. No Remorse – 6:26
  9. Seek & Destroy – 6:55
  10. Metal Militia – 5:11

Line-up:

James Hetfield – vocals, guitars
Kirk Hammett – guitars, backing vocals
Cliff Burton – bass, backing vocals
Lars Ulrich – drums

Voto:

4-stelle-e-mezza

 

 

 

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News del 16/7/13 su Megadeth, Baroness, Avenged Sevenfold, P. Anselmo, Burzum

Grande collaborazione lo scorso 12 luglio per i Megadeth. Sul palco del 97.1 The Eagle Presents BFD 2013 hanno collaborato con Slash (ex Guns n’ Roses, Velvet Revolver), Zakk Wylde (Black Label Society, ex Ozzy Osbourne), Jason Newsted (ex Metallica, Voivod), David Draiman (Disturbed, Device) e Vinnie Paul Abbott (Hellyeah, Pantera) per la realizzazione di una cover dei Thin Lizzy, “Cold Sweat“. Il 97.1 The Eagle Presents BFD 2013 ha raggruppato tutte le band che hanno preso parte all’edizione 2013 del Gigantour (Megadeth, Black Label Society, Device, Hellyeah, Newsted, Death Division). Va ricordato che questo festival fu ideato da Mustaine nel 2005 ed è oggi alla sua settima edizione.

I Baroness hanno rilasciato una versione live del loro brano “Cocainium“, contenuto nel loro ultimo album “Yellow & Green” del 2012. Questa versione sarà contenuta nell’ep “Live at Maida Vale“. Potete ascoltarla qui.

Il singer degli Avenged Sevenfold, Mr. Shadows, ha rilasciato un intervista a Kerrang! UK dove parla del loro prossimo album, “Hail to the King“, in uscita prevista per il 27/8. A distanza di tre anni dall’ultimo “Nightmare” (2010), è di fatto il primo album senza il batterista e compositore James “The Rev” Sullivan, scomparso verso fine 2009. L’album dovrà stupire per le sonorità inedite. Dichiaratamente ispirati dal metal anni 90 così come quello della seconda metà degli 80, gli A7X hanno fatto però un ulteriore balzo indietro, affondando le idee nel sound dei Black Sabbath e Led Zeppelin, con tanto di contaminazioni blues. Sicuramente un lavoro interessante.

20577-1Tempo di esordio solista per Phil Anselmo. L’ex cantante dei Pantera, nonché membro dei Down, ha esordito con “Walk Through Exits Only“, sotto il moniker Phil Anselmo & The Illegals. Potete ascoltare l’intero album in streaming sul suo sito ufficiale.

 

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Varg Vikernes ci è ricascato. Il black metaller norvegese è stato arrestato di questa mattina (16 luglio 2013, ndr) nella città di Salon-La-Tour, nella provincia di Corrèze in Francia. Vikernes è stato fermato per aver tentato di pianificare un massacro. Il Ministero degli Interni francese ha giudicato minacciose le sue parole apparse su internet negli ultimi tempi. Pericolose per la società e quindi immediatamente arrestato. Vikernes, che qua vive con la moglie e tre figli, aveva già acquistato quattro pistole, tutte denunciate, di cui una iscritta al poligono di tiro. Si attendono ulteriori notizie.

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News del 12/7/2013 su Metallica, Sepultura, Amon Amarth, Slayer

Vita sentimentale agitata per Lars Ulrich. Il batterista dei Metallica si è recentemente fidanzato con una tale Jessica Miller. I due hanno festeggiato l’avvenimento (molto sentito negli USA) dinnanzi a pochi intimi, tra cui il futuro suocero di Lars ed i suoi figli (avuti da due mogli differenti). Capiamo ora perché Lars non sia più tanto in grado di suonare… Sfamare due ex mogli non deve tenere tanto la testa libera.

I Sepultura hanno ultimato l’album dopo 40 giorni di lavori. Il produttore è Ross Robinson (Slipknot, Korn, Limp Bizkit), mentre il co-produttore è Steve Evetts, che già aveva lavorato con i Sepultura su tre album (Nation, Revolusongs, Roorback). Significativa la partecipazione esclusiva di Dave Lombardo (ex-Slayer): proprio con l’ex gruppo del drummer statunitense, i Sepultura avevano instaurato un rapporto di reciproco odio, si dice, a causa delle ideologie politiche che stavano dietro ai loro testi.

Dopo gli ottimi successi di “Twilight of the Thundergod” (2008) e “Surtur’s Rising” (2011), gli Amon Amarth mettono a segno un nuovo colpo con la loro ultima release: “Deceiver of the Gods”. In merito alle vendite, i dati ci dicono che nella prima settimana, partendo dagli 11,000 dischi del 2008 e passando per i 15,000 del 2011, il loro nuovo album ha venduto ben 17,000 copie, sintomo di una crescita esponenziale e di grande aspettativa da parte dei fan. Gli Amon Amarth sono ormai una top band (per sfruttare un termine assai utilizzato in ambito sportivo), e ciò lo dimostra anche gli ottimi piazzamenti nei maggiori mercati metal: oltre ad uno strepitoso terzo posto nella classifica generale tedesca, si sono collocati secondi nella classifica Rock iTunes, Metal iTunes, e settimi nella iTunes Top 200.

1006239_446882155419358_1521692268_nPaul Bostaph, nuovo batterista degli Slayer, ha postato sulla sua pagina ufficiale una foto della nuova line-up della band californiana. Fa effetto non vedere il biondo Hanneman tra di loro.
Oltre ai due membri storici Araya e King, possiamo anche vedere il nuovo chitarrista Gary Holt (Exodus) all’estrema sinistra.

 

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Wintersun – “Time I”

Time I, 2012Artista: Wintersun
Album: Time I
Genere: Melodic Death Metal, Symphonic Metal
Etichetta: Nuclear Blast
Anno: 2012

Chinese Democracy dei Guns n’ Roses è noto soprattutto per aver impiegato 15 anni per uscire sulle scene, presentandoci i Guns in uno stato ben diverso da come li avevamo lasciati.
Allo stesso modo Time I dei Wintersun viene alla luce dopo ben 6 anni di ritardo, essendo stato programmato per la fine del 2006. Jari Mäenpää, leader indiscusso oltre che cantante e chitarrista della band, ha dovuto far fronte anche al dispiacere dei fan perché, oltre ai numerosi rinvii d’uscita, dovette cancellare alcune esibizioni proprio per non sottrarre energie preziose al progetto.
Dopo un buon esordio, dove i nostri si presentavano con death metal melodico infarcito di richiami epici, i Wintersun mantengono le coordinate stilistiche introdotte nel debut album ma allo stesso tempo si “gonfiano” all’inverosimile con un disco, lasciatemelo dire, davvero troppo pomposo.
Stando a quanto dichiarato dai musicisti quando si era ancora in fase di mastering, Time I arrivò a contare ben 65 minuti di musica (che saranno poi ridotti a 40), con le sue canzoni che possedevano “circa 200 riff diversi”: proprio questa eccessiva complessità ha portato l’album ad essere in produzione per circa 6 anni interi. Basti pensare che le registrazioni di chitarra, basso e batteria erano già state ultimate ad aprile 2007!
Una serie di rinvii continui ha portato così l’album ad uscire solamente l’anno scorso, ad ottobre. Ma ne sarà davvero valsa la pena di aspettare?

Dopo un intro strumentale e pomposa, When Time Fades Away, l’album ci precipita dentro a Son of Winter and Stars, lunga suite estremamente articolata. Fin da subito, e ce ne dispiace, si nota che la sinfonicità epica è stata abbandonata, virando verso un flavour decisamente più elettronico, che più di una volta strizza l’occhio al progressive metal. Saranno le tanto acclamate influenze musicali giapponesi che Mäenpää ha dichiarato di apprezzare e voler introdurre in questo lavoro, saranno le scelte stilistiche che sono state preferite ad altre, ma a me, continuo a ribadire, piaceva di più il vecchio sound. Il death melodico è sempre alla base della loro proposta, però qua ci sono parti in cui l’orchestrazione è addirittura sovrastante l’impianto metal, con dei volumi spropositati in quanto a bilanciamento. Le partiture in doppia cassa veloce e quelle acustiche diversificano lo svolgimento della canzone, di cui si apprezza certamente la maniacale precisione negli arrangiamenti. Carina la chiusura del brano. Giungiamo così alla terza traccia, Land of Snow and Sorrow, il brano che ho maggiormente apprezzato. E’ sua la definizione di maestosità nell’esecuzione, ma devo dire che i cori epici alla Blind Guardian lo esaltano al punto giusto. Dopo Darkness and Frost, brano tanto pomposo quanto inutile, arriviamo all’ultima traccia dell’album: la title-track Time. Anche quest’ultimo brano si presenta come una lunga suite, simile alla precedente, seppur più folkish. Nonostante la sua lunghezza, è però orchestrata bene, risultando comunque potente al punto giusto.

I Wintersun si erano presentati nel 2004 con l’omonimo album, raccogliendo successi ampi anche dalla critica specializzata. Questo Time I per me però rappresenta un notevole passo indietro: quelle scelte che erano risultate intriganti a livello del sound (death melodico più influenze sinfoniche-epiche) vengono qui abiurate per soluzioni eccessivamente orchestrali fini a loro stesse.
Non si tratta di una bocciatura, ma purtroppo il disco viene “rimandato”, in attesa di Time II, in uscita al 2014. Penso però che la strada tracciata sia questa, quindi evitiamo di sperare in un ritorno alle radici: il presente ed il futuro, per ora, sono questi.

Tracklist:

  1. When Time Fades Away – 4:08
  2. Son of Winter and Stars – 13:01
    – Rain of Stars
    – Surrounded by Darkness
    – Journey Inside a Dream
    – Sons of Winter and Stars
  3. Land of Snow and Sorrow – 8:22
  4. Darkness and Frost – 2:24
  5. Time – 11:45

Line-up:

Jari Mäenpää – vocals, guitars, keyboards, programming
Teemu Mäntysaari – guitars
Jukka Koskinen – bass
Kai Kahto – drums

Voto:

2-stelle

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